Le criticità di chi lavora in montagna: Confagricoltura scrive a politici e istituzioni

29.10.2018

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La Confagricoltura di Cuneo continua a tenere alta l’attenzione sulle problematiche più urgenti che interessano l’agricoltura di montagna. Dopo la partecipata manifestazione “Caluma el vache: il ritorno della mandria a valle”, che si è svolta mercoledì 17 ottobre a Prazzo, l’organizzazione ha inviato, infatti, ai parlamentari cuneesi, al Prefetto di Cuneo, agli assessori regionali all’Agricoltura e alla Montagna, ai sindaci dei Comuni montani e all’Unione Montana una lettera in cui evidenzia le necessità emerse proprio durante l’evento, occasione di confronto diretto con una cinquantina di malgari e decine di imprenditori agricoli che operano in zone montane o pedemontane della nostra provincia.

“Ringraziamo le autorità e le istituzioni per l’attenzione ai problemi che abbiamo voluto sottolineare con la nostra iniziativa e per la disponibilità al confronto – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo –, tuttavia molto resta da fare, nel concreto, per dare agli agricoltori che con competenza e passione operano in alta quota le giuste risposte per risolvere i molti temi sul tavolo”.

“Siamo convinti che sia necessaria una maggiore attenzione non solo nei confronti dei malgari, una categoria che ricopre un ruolo fondamentale nella salvaguardia dei pascoli, ma anche di tutte le attività e i servizi che si svolgono in zone montane – aggiunge Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo –. Restiamo quindi a disposizione per approfondire tutte le tematiche evidenziate e trovare insieme delle soluzioni reali e percorribili”.

Diverse le macro criticità emerse e riassunte nella missiva, a partire dai danni di predazione da lupi sempre più gravi, considerata la massiccia consistenza del predatore in provincia di Cuneo (una ventina di branchi, sui 45 stimati in tutta Italia, secondo LifeWolfAlps), e sempre più preoccupanti se si ipotizza un ulteriore e probabile aumento per la prossima stagione di alpeggio. Collegato strettamente a questo aspetto c’è poi tutto il discorso, più generale, dei danni da fauna selvatica, in particolare degli ungulati, a cui si aggiunge la problematica del risarcimento danni, che vede uno stanziamento di fondi insufficiente per il numero di domande presentato.

Le aziende di montagna lamentano, inoltre, un’eccessiva burocrazia che grava sulle loro spalle costringendole ad impiegare circa cinquanta giorni lavorativi per adempiere agli obblighi richiesti. A questo proposito bisognerebbe potenziare l’accesso alle reti internet, in particolar modo alla banda larga, nelle zone montane, così da agevolare l’adempimento di queste pratiche online. Anche il sistema di aggiudicazione degli alpeggi, per come è impostato (aggiudicazione ad offerta migliore), crea talvolta situazioni paradossali, come la presenza in altura di strutture adibite alla trasformazione del latte in mano ad aziende che non ne producono. E ancora, è stata evidenziata la poca funzionalità dei sistemi di interpretazioni fotografiche dei pascoli (refresh triennale), che ad ogni controllo rischiano di generare delle fotointerpretazioni diverse, generando insicurezza al momento della redazione delle domande di contributo e di recupero sui premi già pagati. E, per concludere, sono state sottolineate le pessime condizioni in cui versano alcune strade in montagna, anche a causa della carenza di fondi destinati al loro rifacimento o recupero.

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