Pensioni Agricole, ANPA (Confagricoltura): Tre pensionati su cinque sotto i 750 euro.

Per le donne la situazione è ancora più critica: quasi tre su quattro sotto la soglia di povertà
Oggi tre pensionati agricoli su cinque ricevono un assegno inferiore ai 750 euro mensili, una realtà che per le donne diventa ancora più drammatica, sfiorando il 72%, ovvero quasi tre su quattro.
L’Associazione Nazionale Pensionati Agricoltori (Anpa) di Confagricoltura, analizzando i dati dell’Osservatorio INPS e il recente studio Cer-Cupla, accende i riflettori su un’emergenza sociale che richiede interventi urgenti per restituire dignità ai “custodi della terra”.
L’indagine è stata condotta nell’ambito del Cupla (Coordinamento Unitario Pensionati Lavoro Autonomo), l’organismo che riunisce le principali associazioni dei pensionati del lavoro autonomo (agricoltura, artigianato e commercio) e a cui Anpa aderisce attivamente per dare voce unitaria alle istanze del settore privato.
In questo contesto, Anpa sostiene con forza la proposta del Cupla per l’introduzione di un “Bonus Irpef” da 80 euro mensili per la fascia di reddito tra 7.800 e 12.000 euro, misura indispensabile per colmare lo svantaggio rispetto ai lavoratori dipendenti.
Tuttavia, sulla base delle proprie analisi specifiche sul settore primario, Anpa rilancia un pacchetto di richieste inderogabili per riformare il sistema: l’adeguamento graduale dei trattamenti minimi al 40% del reddito medio nazionale; la riforma della rivalutazione adottando l’indice Ipca (che include spese sanitarie, farmaci e assistenza), ritenuto decisamente più adatto del FOI per misurare il reale costo della vita degli anziani; il ripristino della doppia indicizzazione per agganciare le pensioni alla dinamica salariale e l’allineamento delle detrazioni fiscali.
«Comprendiamo e apprezziamo lo sforzo che il Governo ha fatto adeguando le pensioni integrate al trattamento minimo – osserva il segretario nazionale di Anpa, Angelo Santori -. È un segnale di attenzione importante, ma pensare di risolvere i problemi di milioni di pensionati che vivono sotto la soglia di povertà con 7 euro al mese in più è veramente poca cosa. I numeri certificano che i nostri pensionati registrano il maggior numero di assegni sotto la soglia di povertà e nelle nostre campagne l’inflazione ha influito pesantemente, creando una voragine che per una pensione di 1.000 euro lordi ha significato un ammanco reale di 3.400 euro negli ultimi anni».
L’Associazione ribadisce che la stabilità del settore agricolo passa necessariamente per la tutela dei suoi componenti più fragili, chiedendo che il dialogo con le Istituzioni porti a soluzioni strutturali e non solo a interventi correttivi minimi.
«Non chiediamo privilegi, ma equità fiscale e un sistema di rivalutazione più vicino alla realtà – conclude Angelo Santori -. Ci aspettiamo che finalmente, e prima possibile, si possa arrivare a 750 euro mensili, importo a cui l’Unione europea ha fissato la soglia minima vitale».
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