UNIEAT: le tensioni relative alla chiusura dello stretto di Hormuz aggravano una crisi già in atto.

Roma, 17 aprile 2026 – “Siamo fortemente preoccupati per gli effetti economici sul settore agroalimentare dovuti al conflitto in atto in Medio Oriente e in particolare dalla chiusura prolungata dello stretto di Hormuz, snodo commerciale strategico per il passaggio di numerose materie prime essenziali, che, direttamente e indirettamente, sono necessarie per le nostre coltivazioni e alle nostre produzioni alimentari”. Così il presidente di Confagricoltura e UniEat, Massimiliano Giansanti, sulla situazione che sta generando un’ampia, grave crisi. Su quella rotta transita oltre un quarto del petrolio a livello mondiale e delle miscele di idrocarburi, di polimeri di etilene in forme primarie e di fertilizzanti (elaborazione dati Centro Studi Unione Italiana Food), “con evidenti ripercussioni sui costi energetici (petrolio e gas naturale), packaging, trasporti e sostanze fondamentali per la coltivazione delle materie prime che sono poi alla base dei nostri prodotti alimentari”.
Una riduzione così drastica della disponibilità di fertilizzanti finisce inevitabilmente per incrementare vertiginosamente i costi necessari alle rese delle coltivazioni e alla qualità delle stesse e, conseguentemente, delle materie prime agricole.
Sul fronte agricolo le conseguenze sono già visibili: il prezzo dell’urea ha registrato aumenti superiori al 20% a livello globale e di oltre il 50% a livello nazionale tra gennaio e primi di aprile, mentre almeno 21 navi cariche di fertilizzanti, per un volume vicino al milione di tonnellate, risultano bloccate o rallentate lungo le rotte commerciali. Parallelamente, il ruolo dei Paesi del Golfo nella produzione di energia e di zolfo, essenziale per i fertilizzanti fosfatici, evidenzia quanto la produttività agricola europea dipenda da input esterni.
Il FMI avverte che l’escalation nel Golfo potrebbe causare una recessione globale, con un aumento dell’inflazione, descrivendo la situazione come una “crisi energetica” paragonabile a quella del 1974 e la stessa FAO, pochi giorni fa, ha parlato di “catastrofe alimentare globale”.
“Come Associazione che esprime una filiera così ricca e numerosa, – aggiunge Giansanti – ribadiamo che queste condizioni lasciano agricoltura e industria in una pericolosa incertezza. Si tratta di un vero e proprio shock per il sistema agroindustriale che mette a rischio la tenuta delle filiere con inevitabili ripercussioni sul consumatore finale: le aziende stanno cercando il più possibile di assorbire queste variazioni, ma non potranno farlo ancora a lungo.”
Per UniEat occorrono pertanto interventi nell’immediato per compensare per quanto possibile gli operatori dall’aumento costi, ma anche maggiori relazioni di filiera per cercare, specie in queste fasi di turbolenza dei mercati, di concordare accordi quadro per stabilizzare le condizioni di fornitura e la relativa formazione dei prezzi, anche al fine di valorizzare ancora di più i prodotti agroalimentari nazionali, a partire dalle materie prime utilizzate.
UNIEAT, nata dalla sinergia tra Unione Italiana Food e Confagricoltura, unisce il mondo dell’industria – che comprende micro, piccole, medie e grandi imprese del food – e il settore primario, per valorizzare il modello mediterraneo e le sue filiere. rappresenta una compagine del valore di 106 miliardi di euro, che offre lavoro a 650mila addetti. I principali obiettivi: rafforzare efficienza produttiva, competitività sui mercati esteri, sostenibilità, logistica e stoccaggio; far crescere l’export; promuovere e valorizzare la dieta mediterranea, integrando le filiere, garantendo sempre elevati standard qualitativi dei prodotti al consumatore finale.
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