Tavolo di filiera mais: Incontro organizzazioni della filiera con sottosegretario Patrizio La Pietra

Si è svolto lo scorso 22 luglio presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) il tavolo di filiera mais alla presenza del sottosegretario sen. Patrizio La Pietra, il Capo Dipartimento Giuseppe Blasi e il direttore generale di ISMEA il dott. Sergio Marchi e il direttore Eleonora Iacovoni.
L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto sulla situazione del settore maidicolo italiano e sulle prospettive per il suo rilancio. Il dott. Marchi ha introdotto l’incontro facendo notare che il settore ha un valore alla produzione di 1,387 miliardi di euro e rappresenta il 37% del valore dei cereali e il 3% del complesso dell’agricoltura. I mangimifici hanno un valore di 9,4 miliardi e rappresentano il 5% dell’intero comparto agroalimentare. Complessivamente il settore agricolo è composto da 85 mila aziende agricole e 417 mangimifici con una superficie nel 2025 di 541 mila ettari. La produzione è di 5,5 milioni di tonnellate mentre le importazioni complessivamente valgono 1,7 miliardi di euro. L’indice dei prezzi fatto 100 nel 2010 è cresciuto fino a superare i 200 nel 2022 per poi scendere a 138 nel 2025.
Nel corso dell’incontro è stata evidenziata la crescente difficoltà della produzione maidicola nazionale, determinata dalla combinazione di una ridotta redditività, dall’aumento dei costi di produzione e dagli effetti sempre più rilevanti dei cambiamenti climatici. Il mais rappresenta una coltura strategica per l’agricoltura e per l’intero sistema agroalimentare italiano, con particolare riguardo per il settore zootecnico. La progressiva riduzione della produzione nazionale ha tuttavia aumentato la dipendenza dalle importazioni.
Confagricoltura ha evidenziato come gli attuali prezzi di mercato non siano sufficienti a garantire un’adeguata redditività. Sebbene in passato livelli di prezzo analoghi fossero considerati un obiettivo per gli agricoltori, nel frattempo i costi di produzione sono aumentati significativamente, in particolare quelli relativi a fertilizzanti, gasolio e irrigazione. A ciò si aggiunge la crescente frequenza di siccità ed eventi climatici estremi, che aumentano il rischio produttivo.
Il mais è inoltre una coltura caratterizzata da una particolare intensità di capitale e richiede importanti anticipazioni finanziarie. L’agricoltore è quindi esposto a un rischio economico maggiore rispetto ad altre colture estensive. Per questo motivo, la redditività della coltura deve essere sufficiente a compensare tale maggiore esposizione e a rendere nuovamente conveniente la scelta di coltivare mais.
In questo quadro, Confagricoltura ritiene necessario rafforzare gli strumenti di sostegno alla produzione, valutando anche un potenziamento del sostegno accoppiato e l’introduzione di strumenti finanziari adeguati alle caratteristiche della coltura. L’obiettivo è garantire alle imprese una maggiore stabilità economica e compensare i costi e i rischi connessi alla produzione maidicola.
Un secondo elemento centrale della proposta riguarda il rafforzamento dei contratti di filiera. È necessario promuovere rapporti più stabili e strutturati tra agricoltori, industria e utilizzatori, garantendo agli imprenditori agricoli una maggiore certezza di sbocco per le proprie produzioni e una migliore valorizzazione del prodotto. In quest’ottica, sarebbe particolarmente importante collegare i contratti di filiera alle produzioni zootecniche certificate, come DOP e IGP, così da favorire una maggiore integrazione tra produzione agricola e comparto zootecnico e rafforzare la tracciabilità e la valorizzazione dell’intera filiera. I contratti di filiera dovrebbero essere resi maggiormente accessibili alle aziende agricole, evitando che limiti dimensionali in de minimis (50 ettari) e l’obbligo di superficie incrementali possano escludere una parte significativa dei produttori.
La filiera dovrà inoltre puntare sempre più sulla qualità. Le esigenze dell’industria e della zootecnia richiedono prodotti con caratteristiche precise e standard qualitativi elevati. Tuttavia, le condizioni climatiche stanno rendendo più difficile il raggiungimento di tali obiettivi. Le elevate temperature nelle fasi più delicate del ciclo produttivo possono infatti aumentare i rischi qualitativi, compresa la presenza di micotossine.
Per affrontare queste problematiche, Confagricoltura considera prioritari gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione, con particolare attenzione alle Tecnologie di Evoluzione Assistita. Le TEA possono contribuire allo sviluppo di varietà più resistenti agli stress climatici, più efficienti nell’utilizzo delle risorse e maggiormente in grado di rispondere alle esigenze delle filiere.
È tuttavia necessario accelerare il trasferimento dei risultati della ricerca alle aziende agricole. I tempi che separano la sperimentazione dall’effettiva disponibilità delle innovazioni risultano infatti troppo lunghi rispetto alla rapidità con cui stanno cambiando le condizioni produttive e climatiche. Occorre quindi rafforzare la ricerca sul mais e favorire una maggiore rapidità nei processi di sperimentazione e applicazione.
Particolare attenzione deve essere dedicata anche alla gestione della risorsa idrica. La siccità e la crescente difficoltà di accesso all’acqua rappresentano una delle principali minacce per la produzione maidicola, mentre l’aumento dei costi dell’irrigazione incide ulteriormente sulla redditività delle imprese. Sono pertanto necessari investimenti nelle infrastrutture irrigue, una gestione più efficiente della risorsa e strumenti capaci di sostenere le aziende nei crescenti costi connessi all’irrigazione.
Dall’incontro è emersa, infine, la necessità di superare una logica basata esclusivamente sulla gestione delle emergenze. Confagricoltura ritiene indispensabile costruire un piano strategico di medio e lungo periodo per il rilancio del mais italiano, intervenendo contemporaneamente sulle esigenze immediate delle imprese e sulle criticità strutturali del settore.
Il percorso dovrà quindi basarsi su tre direttrici fondamentali: un sostegno economico adeguato alla produzione, il rafforzamento e la valorizzazione delle filiere e maggiori investimenti in ricerca, innovazione e gestione dell’acqua.
Il rilancio del mais italiano non rappresenta soltanto una questione di redditività agricola. La riduzione della produzione nazionale incide infatti sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla competitività dell’intero sistema agroalimentare. Per questo motivo è necessario creare le condizioni affinché la coltivazione del mais torni a essere economicamente sostenibile e strategicamente conveniente per le imprese agricole italiane.
Il senatore La Pietra ha concluso l’incontro proponendo di riprendere l’ultimo Piano di filiera, aggiornarlo alla luce delle eventuali proposte avanzate dalle associazioni intervenute al Tavolo e destinare le risorse disponibili, in particolare, al finanziamento della ricerca.
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