Clima estremo, danni alle colture: Allasia chiede infrastrutture e riconoscimento del ruolo ambientale dell’agricoltura

Dall’anomalia termica di maggio alle grandinate del 2 giugno: il presidente Enrico Allasia sollecita politiche concrete e nuovi strumenti assicurativi.
Una primavera di contrasti violenti ha messo a dura prova l’agricoltura piemontese. Secondo il bollettino ARPA Piemonte del 4 giugno, il mese di maggio 2026 è stato il settimo maggio più caldo degli ultimi settant’anni, con anomalie termiche fino a 8-10°C sopra la media nell’ultima decade e zero termico oltre i 4.000 metri per più giorni consecutivi. Record di temperatura massima sono stati registrati in 57 stazioni della rete regionale. Il calore ha dissolto in pochi giorni le riserve nivali accumulate in un inverno finalmente nella media, portando le precipitazioni di maggio a un deficit del 44% rispetto alla norma storica e la portata del Po a Isola Sant’Antonio al – 46%.
Il 2 giugno, il brusco capovolgimento. Violenti temporali con grandinate, previsti da ARPA con allerta gialla, hanno colpito in successione il Torinese orientale, il Chivassese, il Vercellese, il Monferrato, l’Astigiano e l’Alessandrino, con chicchi fino a 6 centimetri e raffiche prossime ai 100 km/h. Nel Monregalese le aree di Farigliano, Dogliani, Piozzo e Clavesana hanno subito danni gravissimi ai noccioleti: si prevede la perdita di oltre metà del raccolto. I tecnici di Confagricoltura sono al lavoro per la stima dei danni su seminativi e colture orticole.
“Non si tratta più di anomalie: è la nuova normalità”, afferma il presidente di Confagricoltura Piemonte e Cuneo, Enrico Allasia. “Le nostre imprese subiscono una variabilità meteorologica senza precedenti, spesso senza strumenti adeguati. L’acqua c’era quest’inverno, ma non siamo riusciti a trattenerla: la questione degli invasi non può essere ancora rinviata. Al tempo stesso – aggiunge Allasia – vogliamo ricordare che l’agricoltura non è solo vittima di questo processo: le pratiche conservative, il sequestro di carbonio nei suoli, la produzione di energia con matrici vegetali fanno dell’impresa agricola un soggetto attivo nella risposta al cambiamento climatico. Questo ruolo deve essere riconosciuto con politiche concrete, a cominciare da strumenti assicurativi adeguati e infrastrutture idriche finalmente all’altezza dei tempi”.
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