L’ortofrutta raccontata da Confagricoltura a MACFRUT, tra temporanea stabilità dei prezzi all’origine e timori per il domani

Confagricoltura conclude la sua partecipazione alla 43esima edizione di Macfrut, la fiera internazionale del settore ortofrutticolo, con un consuntivo molto positivo grazie ai tanti momenti di confronto avuti con produttori e rappresentanti della politica. Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, non ha fatto mancare la sua presenza all’inaugurazione dello stand confederale.
Tante le delegazioni istituzionali e i buyer provenienti dall’estero, sia Ue che extra Ue. Un segno dell’impegno a trovare nuovi mercati dal momento che il comparto ortofrutticolo sta affrontando difficoltà commerciali legate alle tensioni in atto a livello mondiale.
Non sono mancati gli stimoli positivi necessari per tenere viva la competitività del settore che – come ricordato dal vicepresidente di Confagricoltura Sandro Gambuzza, all’inaugurazione della fiera – non è un dato acquisito, ma deve essere alimentato con strategie adatte al contesto attuale. Difficile prevedere come evolverà la marginalità delle imprese alla luce degli aumenti dei costi di produzione e considerato che, tra marzo e aprile, i prezzi all’origine dei prodotti agricoli segnano una sostanziale stabilità.
L’analisi realizzata dal Centro Studi di Confagricoltura a riguardo evidenzia infatti che gli effetti dei forti rincari dei mezzi di produzione utilizzati dagli agricoltori non si sono ancora fatti sentire sui prezzi all’origine dei prodotti agricoli. Mentre vengono segnalate tensioni sui listini all’ingrosso, in realtà ai cancelli delle aziende agricole a marzo i prezzi dei prodotti agricoli hanno subito un incremento di appena 0,2% rispetto al mese precedente.
Una flessione dei prezzi si registra per alcuni segmenti, come cavolo, carciofi, pere, fragole e colture anche energivore, come la coltivazione di ortaggi in serra. Una quiete destinata tuttavia a non durare, visti gli incrementi dei costi di produzione, come le quotazioni dei fertilizzanti, tra cui spicca l’urea, ormai oltre +75% rispetto al 2025.
Altra criticità è la mancanza di manodopera per il settore, in cui la ricerca di personale diventa sempre più difficile. La leva della formazione può a tal fine essere un elemento utile, in considerazione anche dell’innovazione e della tecnologica che hanno cambiato il lavoro nei campi negli ultimi anni.
Il comparto ortofrutticolo, nonostante queste difficoltà, rimane uno dei più rilevanti della nostra agricoltura: su un valore complessivo della produzione agricola italiana che ha superato i 68 miliardi di euro nel 2025, quello dell’ortofrutta fresca (esclusi, quindi, i trasformati industriali) sfiora i 17 miliardi.
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