Accordo Mercosur, manca la reciprocità, forte preoccupazione nel settore agricolo

L’intesa rischia di portare al collasso intere filiere agricole nazionali per lo squilibrio delle condizioni di concorrenza
La firma dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur, inizialmente prevista per ieri e posticipata al prossimo sabato, apre una fase di profonda riflessione per il comparto agricolo italiano. La principale preoccupazione di Confagricoltura Piemonte riguarda la disparità tra gli standard produttivi, sanitari e ambientali che penalizzerebbe i prodotti d’eccellenza del territorio italiano rispetto a quelli sudamericani che, in molti casi, adottano modelli produttivi semplificati e quindi più economici.
In particolare, i risicoltori piemontesi denunciano il rischio di una concorrenza insostenibile da parte delle grandi estensioni produttive dell’Uruguay e ciò costituisce una fonte di seria inquietudine nelle aree della nostra regione dove la coltura del riso rappresenta oltre il 70% dell’economia rurale ed è vitale per la tenuta sociale e ambientale del territorio.
“L’apertura indiscriminata dei mercati a prodotti che non rispettano le rigide normative europee in materia di fitofarmaci e sostenibilità – afferma Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – rischia di portare al collasso intere filiere, in particolare quelle dei cereali e delle carni bovine, generando di fatto un forte squilibrio di condizioni di concorrenza e competitività. Accogliere nel mercato unico prodotti realizzati con vincoli e costi nettamente inferiori a quelli imposti ai nostri agricoltori significa penalizzare il modello produttivo italiano ed europeo, che ha nella qualità e nella sicurezza i suoi tratti distintivi”.
A fronte di queste criticità e per tentare di mitigare l’impatto dell’intesa, la Commissione Europea ha proposto una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse finanziarie della Politica Agricola Comune (PAC) assegnate per il prossimo settennio. Questo meccanismo renderà disponibili per gli agricoltori italiani circa 5 miliardi di euro già a partire dal 2028, ovvero con tre anni di anticipo rispetto alla programmazione originaria, che prevedeva l’utilizzo di tali fondi solo dal 2031.
“Queste rassicurazioni finanziarie – ha concluso Allasia – non sono però un rimedio efficace contro l’altissima allerta del settore agricolo, che necessita di garanzie concrete sulla reciprocità delle regole produttive, fondamentali per garantire un commercio internazionale equo e trasparente e per evitare che le produzioni locali vengano travolte da importazioni a basso costo e minor qualità, mettendo a rischio la sopravvivenza delle aziende agricole italiane”.
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